Posted by: argentusl on: Ottobre 14, 2008
Un primo effetto la minaccia di Sergio Marchionne di mandare al diavolo l’Acea, cioè l’associazione lobbistica dei produttori di auto europei, lo ha già fatto. E ha del miracoloso: mettere per una volta d’accordo maggioranza e opposizione, nello specifico il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e il ministro «ombra», l’ambientalista Ermete Realacci. Entrambi concordano sul fatto che, allo stato dell’arte, le norme Ue sul contenimento delle emissioni di anidride carbonica sono palesemente sbilanciate nel favorire i costruttori di vetture di grossa cilindrata. Penalizzano, cioè, le case generaliste, come la Fiat e quelle francesi.A Realacci, presidente di Legambiente, non è certo sfuggito il paradosso che la rigorosa Ue, tenuta sotto scacco sul tema CO2 dalla tedesca Angela Merkel, abbia incredibilmente sposato la tesi del «chi più inquina meno paga». Ma a giocare contro gli interessi dell’industria italiana, e di riflesso contro la Fiat, in questa partita c’è anche quello che dovrebbe essere il garante del rispetto delle regole: è quel Guido Sacconi, nato come sindacalista della Fiom-Cgil, dove ha fatto carriera, e quindi approdato alla politica attiva, prima nel Pds, poi nei Ds, quindi nell’Ulivo e ora nel Pd. Al secondo mandato nell’Europarlamento, dove è relatore alla Commissione ambiente, Sacconi sta per portare a termine il suo sogno: dare un decisivo colpo al capitalismo, rappresentato in questo caso dall’industria dell’auto.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=297919